Descrizione
Il Castello del Valentino è una residenza dei Savoia sulle rive del Po, nel parco del Valentino, in stile francese: ripidi tetti spioventi, un cortile d'onore in acciottolato e interni affrescati. Dal 1997 fa parte delle Residenze Sabaude, patrimonio dell'umanità Unesco, e oggi ospita il Dipartimento di Architettura del Politecnico.
Il castello deve la sua forma a Maria Cristina di Francia, la Madama Reale, che lo ebbe in dono di nozze e lo trasformò in una maison de plaisance alla francese, con lavori diretti prima da Carlo di Castellamonte e poi dal figlio Amedeo.
Al primo piano si trovano le sale affrescate. La Sala dello Zodiaco, la Stanza delle Rose, quella della Nascita dei Fiori e la Stanza dei Gigli sono decorate da artisti luganesi come Isidoro Bianchi e i suoi figli, con temi storici, simboli alchemici e floreali.
Affreschi e stucchi celebrano il legame tra la casa Savoia e la Francia. Le sale di rappresentanza, come la Sala delle Magnificenze e la Sala delle Feste, mostrano la seconda fase dei lavori, del 1645.
All'inizio il Valentino era una villa dei Birago. Emanuele Filiberto di Savoia la comprò nel 1564, la rivendette nel 1565 per finanziare la Cittadella e, su consiglio di Andrea Palladio, la ricomprò nel 1570.
Il nome viene da Vallantinum, una valletta, o forse da san Valentino. Secondo alcuni studi, la festa degli innamorati è nata proprio qui: ogni 14 febbraio la nobiltà partecipava a una festa galante in cui ogni dama chiamava «Valentino» il proprio cavaliere.
Il parco intorno fu ridisegnato nel 1855 con un concorso internazionale vinto da Jean-Baptiste Kettmann. Nell'Ottocento il castello fu occupato da militari e artiglieri, e nel 1864 diventò sede del Regio Museo Industriale. Nel 1906 la Scuola di Applicazione per gli Ingegneri e il Museo si fusero: nacque il Regio Politecnico, ancora oggi il suo inquilino.
Il castello deve la sua forma a Maria Cristina di Francia, la Madama Reale, che lo ebbe in dono di nozze e lo trasformò in una maison de plaisance alla francese, con lavori diretti prima da Carlo di Castellamonte e poi dal figlio Amedeo.
Al primo piano si trovano le sale affrescate. La Sala dello Zodiaco, la Stanza delle Rose, quella della Nascita dei Fiori e la Stanza dei Gigli sono decorate da artisti luganesi come Isidoro Bianchi e i suoi figli, con temi storici, simboli alchemici e floreali.
Affreschi e stucchi celebrano il legame tra la casa Savoia e la Francia. Le sale di rappresentanza, come la Sala delle Magnificenze e la Sala delle Feste, mostrano la seconda fase dei lavori, del 1645.
All'inizio il Valentino era una villa dei Birago. Emanuele Filiberto di Savoia la comprò nel 1564, la rivendette nel 1565 per finanziare la Cittadella e, su consiglio di Andrea Palladio, la ricomprò nel 1570.
Il nome viene da Vallantinum, una valletta, o forse da san Valentino. Secondo alcuni studi, la festa degli innamorati è nata proprio qui: ogni 14 febbraio la nobiltà partecipava a una festa galante in cui ogni dama chiamava «Valentino» il proprio cavaliere.
Il parco intorno fu ridisegnato nel 1855 con un concorso internazionale vinto da Jean-Baptiste Kettmann. Nell'Ottocento il castello fu occupato da militari e artiglieri, e nel 1864 diventò sede del Regio Museo Industriale. Nel 1906 la Scuola di Applicazione per gli Ingegneri e il Museo si fusero: nacque il Regio Politecnico, ancora oggi il suo inquilino.