Descrizione
Il Museo nazionale del Risorgimento italiano è nel piano nobile di Palazzo Carignano, a Torino, e racconta in trenta sale la strada verso l'unità d'Italia, dalla Rivoluzione francese alla vigilia della Prima guerra mondiale. È l'unico a portare ufficialmente il titolo di «nazionale».
È un museo per chi vuole capire come nacque l'Italia e per chi ama la storia vista da dentro. Ci sono uniformi, bandiere, armi, documenti, quadri e due vere aule parlamentari: 2.580 pezzi scelti tra i 54.000 della collezione.
Il pezzo forte non sta in una vetrina. È la Camera del Parlamento subalpino, attiva dal 1848 al 1860 e rimasta com'era: gli scranni di Cavour, Massimo d'Azeglio, Balbo, Gioberti e Garibaldi sono segnati da coccarde tricolori.
Nella sala 25 c'è lo studio di Cavour, ricostruito come ministero. Nella prima sala i cimeli di Vittorio Emanuele II: un elmo, una spada con incise le parole «Viva Carlo Alberto» da un lato e «Viva l'Italia» dall'altro, e sei medaglie.
Le sale seguono la storia in ordine: l'età napoleonica, i moti del 1820 e del 1830, le rivoluzioni del 1848, le guerre d'indipendenza, la spedizione dei Mille. Si arriva alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1861 e alla presa di Roma nel 1870.
L'ultima sala è l'aula costruita per il Parlamento del Regno d'Italia, oggi sede delle mostre temporanee, con grandi dipinti di battaglie dal 1848 al 1860, tra l'esercito regolare e i volontari garibaldini.
Un elmo, una spada e sei medaglie: un premio di consolazione. Nel 1878 morì Vittorio Emanuele II e Torino lo voleva sepolto a Superga, con i suoi antenati. Fu invece portato al Pantheon, a Roma, la nuova capitale.
Per farsi perdonare, il figlio Umberto I donò alla città i cimeli del padre. Da quel dono nacque un museo. Per anni la collezione cambiò casa: nel 1908 aprì nella Mole Antonelliana, poi i problemi strutturali dell'edificio la spostarono al Valentino.
Dal 1938 è a Palazzo Carignano, dove erano nati Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. Dopo il restauro, riaprì nel 2011, per i 150 anni dell'Unità.
Da non perdere
• La Camera del Parlamento subalpino.
• Lo studio di Cavour.
• I cimeli di Vittorio Emanuele II.
• L'aula mai usata del Parlamento d'Italia.
Lo sapevi?
• L'aula del Parlamento del Regno d'Italia, finita nel 1871, non servì mai: la capitale era già a Firenze.
• La Camera subalpina è l'unico esempio originale al mondo delle aule parlamentari istituite dopo le rivoluzioni del 1848.
È un museo per chi vuole capire come nacque l'Italia e per chi ama la storia vista da dentro. Ci sono uniformi, bandiere, armi, documenti, quadri e due vere aule parlamentari: 2.580 pezzi scelti tra i 54.000 della collezione.
Il pezzo forte non sta in una vetrina. È la Camera del Parlamento subalpino, attiva dal 1848 al 1860 e rimasta com'era: gli scranni di Cavour, Massimo d'Azeglio, Balbo, Gioberti e Garibaldi sono segnati da coccarde tricolori.
Nella sala 25 c'è lo studio di Cavour, ricostruito come ministero. Nella prima sala i cimeli di Vittorio Emanuele II: un elmo, una spada con incise le parole «Viva Carlo Alberto» da un lato e «Viva l'Italia» dall'altro, e sei medaglie.
Le sale seguono la storia in ordine: l'età napoleonica, i moti del 1820 e del 1830, le rivoluzioni del 1848, le guerre d'indipendenza, la spedizione dei Mille. Si arriva alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1861 e alla presa di Roma nel 1870.
L'ultima sala è l'aula costruita per il Parlamento del Regno d'Italia, oggi sede delle mostre temporanee, con grandi dipinti di battaglie dal 1848 al 1860, tra l'esercito regolare e i volontari garibaldini.
Un elmo, una spada e sei medaglie: un premio di consolazione. Nel 1878 morì Vittorio Emanuele II e Torino lo voleva sepolto a Superga, con i suoi antenati. Fu invece portato al Pantheon, a Roma, la nuova capitale.
Per farsi perdonare, il figlio Umberto I donò alla città i cimeli del padre. Da quel dono nacque un museo. Per anni la collezione cambiò casa: nel 1908 aprì nella Mole Antonelliana, poi i problemi strutturali dell'edificio la spostarono al Valentino.
Dal 1938 è a Palazzo Carignano, dove erano nati Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. Dopo il restauro, riaprì nel 2011, per i 150 anni dell'Unità.
Da non perdere
• La Camera del Parlamento subalpino.
• Lo studio di Cavour.
• I cimeli di Vittorio Emanuele II.
• L'aula mai usata del Parlamento d'Italia.
Lo sapevi?
• L'aula del Parlamento del Regno d'Italia, finita nel 1871, non servì mai: la capitale era già a Firenze.
• La Camera subalpina è l'unico esempio originale al mondo delle aule parlamentari istituite dopo le rivoluzioni del 1848.