Orto Botanico

Orto Botanico

Viale Pier Andrea Mattioli. (Apri Mappa)

Descrizione

L'Orto Botanico di Torino è il giardino botanico dell'Università, sulla riva sinistra del Po, vicino al parco del Valentino. È un luogo di studio dell'Università, aperto anche ai visitatori, con serre, un bosco in miniatura, un angolo di piante della Bibbia e un percorso in braille con piante da toccare.

Il percorso per non vedenti è uno dei suoi tratti più originali: accanto a piante vive che si possono toccare e sentire in vari modi ci sono schede in braille, pensate anche per ipovedenti.

Il Boschetto è un piccolo bosco di quelli della pianura padana, nato intorno al 1840. Da vedere anche le serre e l'angolo delle piante citate nella Bibbia. Le specie coltivate arrivarono, nel Settecento, a 4.500.

La vera star è un'opera di carta: l'Iconographia Taurinensis, 64 volumi con 7.470 tavole a matita e acquerello dipinte tra il 1752 e il 1868 da quattro pittori-botanici, il ritratto delle piante coltivate nell'orto.

Dal 1729 il Regio Orto Botanico è uno dei luoghi dove Torino ha coltivato la scienza. Fu istituito nel 1729, quando Vittorio Amedeo II riorganizzò l'università e creò la cattedra di botanica. Si scelse il vecchio orto del re, accanto al Castello del Valentino, sulle rive del Po.

All'inizio si studiavano soprattutto le piante medicinali. Sotto la guida di Giuseppe Bartolomeo Caccia le specie coltivate arrivarono a 317; con Vitaliano Donati, nel 1762, erano circa 1.200, raccolte nei viaggi in Piemonte.

Con Carlo Allioni, uno dei grandi botanici del Settecento, che lo diresse dal 1762, l'orto arrivò a 4.500 specie. Allioni scrisse la Flora Pedemontana e cominciò a seccare le piante coltivate, base dell'attuale erbario.

Nel 1801 la direzione passò a Giovanni Battista Balbis, che in tredici anni aggiunse 1.900 specie e tenne rapporti con i botanici e le istituzioni scientifiche di tutta Europa. Grazie all'interesse del generale francese Menou, amministratore del dipartimento del Po, arrivarono aiuti per nuove specie e strutture.