Descrizione
Il Palazzo Reale è la residenza che i Savoia abitarono per circa tre secoli, nel cuore di Torino, sulla piazzetta Reale accanto a piazza Castello. Dietro la facciata austera ci sono sale barocche, rococò e neoclassiche, e alle spalle i giardini.
È l'indirizzo giusto per chi vuole capire come viveva una corte, e perché Torino sembra una capitale anche oggi. Il palazzo fa parte delle residenze sabaude dichiarate dall'Unesco patrimonio dell'umanità.
Al primo piano nobile tutto celebra la dinastia, tra la Sala del Trono e l'Appartamento d'Inverno del Re. Qui c'è la Galleria del Daniel, il cui soffitto fu affrescato da Daniel Seiter alla fine del Seicento, con una magnificenza che gareggiava con la Galleria degli Specchi di Versailles.
Al secondo piano si sale per la Scala delle Forbici di Filippo Juvarra: una gradinata di marmo a doppie rampe, che sembra librarsi e scarica il peso sui muri esterni, per non gravare sul pavimento di legno.
Più in là ci sono i gabinetti decorati: il Gabinetto Cinese, con i suoi stucchi e le lacche orientali, e il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato, con due mobili di Pietro Piffetti alti oltre tre metri, in legni pregiati, avorio e madreperla.
Per scendere nell'Ottocento basta lo Scalone d'Onore, voluto nel 1862 da Vittorio Emanuele II per celebrare la nascita dell'Italia unita, con tele e statue della storia sabauda. Fuori, la cancellata di Pelagio Palagi è custodita dai Dioscuri Castore e Polluce.
Dietro il palazzo si estendono i Giardini Reali, che devono molto ad André Le Nôtre, il giardiniere di Versailles.
Per prendersi questo palazzo, Emanuele Filiberto di Savoia sfrattò il vescovo. Nel Cinquecento aveva appena spostato la capitale da Chambéry a Torino, e il vecchio castello di Palazzo Madama non gli sembrava all'altezza di una corte. Il vescovo traslocò nel palazzo accanto.
Ogni volta che un erede si sposava, il palazzo cambiava faccia. Per le nozze del 1722, del 1750 e del 1775 il secondo piano fu riallestito da capo, spesso cancellando soffitti e affreschi di chi era venuto prima.
Nel 1865 la capitale passò a Firenze e i Savoia partirono per Palazzo Pitti, portandosi dietro arredi ed effetti personali. Dopo la caduta della monarchia, nel 1946, interi appartamenti finirono nell'oblio e dovettero essere restaurati a fondo.
Da non perdere
• La Galleria del Daniel.
• La Scala delle Forbici.
• Lo Scalone d'Onore.
• I Giardini Reali.
Lo sapevi?
• Durante l'occupazione napoleonica la corte in esilio si trasferì al Palazzo Reale di Cagliari.
• Il secondo piano fu rifatto a ogni matrimonio dell'erede al trono, e gli stili si sono accavallati sala dopo sala.
È l'indirizzo giusto per chi vuole capire come viveva una corte, e perché Torino sembra una capitale anche oggi. Il palazzo fa parte delle residenze sabaude dichiarate dall'Unesco patrimonio dell'umanità.
Al primo piano nobile tutto celebra la dinastia, tra la Sala del Trono e l'Appartamento d'Inverno del Re. Qui c'è la Galleria del Daniel, il cui soffitto fu affrescato da Daniel Seiter alla fine del Seicento, con una magnificenza che gareggiava con la Galleria degli Specchi di Versailles.
Al secondo piano si sale per la Scala delle Forbici di Filippo Juvarra: una gradinata di marmo a doppie rampe, che sembra librarsi e scarica il peso sui muri esterni, per non gravare sul pavimento di legno.
Più in là ci sono i gabinetti decorati: il Gabinetto Cinese, con i suoi stucchi e le lacche orientali, e il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato, con due mobili di Pietro Piffetti alti oltre tre metri, in legni pregiati, avorio e madreperla.
Per scendere nell'Ottocento basta lo Scalone d'Onore, voluto nel 1862 da Vittorio Emanuele II per celebrare la nascita dell'Italia unita, con tele e statue della storia sabauda. Fuori, la cancellata di Pelagio Palagi è custodita dai Dioscuri Castore e Polluce.
Dietro il palazzo si estendono i Giardini Reali, che devono molto ad André Le Nôtre, il giardiniere di Versailles.
Per prendersi questo palazzo, Emanuele Filiberto di Savoia sfrattò il vescovo. Nel Cinquecento aveva appena spostato la capitale da Chambéry a Torino, e il vecchio castello di Palazzo Madama non gli sembrava all'altezza di una corte. Il vescovo traslocò nel palazzo accanto.
Ogni volta che un erede si sposava, il palazzo cambiava faccia. Per le nozze del 1722, del 1750 e del 1775 il secondo piano fu riallestito da capo, spesso cancellando soffitti e affreschi di chi era venuto prima.
Nel 1865 la capitale passò a Firenze e i Savoia partirono per Palazzo Pitti, portandosi dietro arredi ed effetti personali. Dopo la caduta della monarchia, nel 1946, interi appartamenti finirono nell'oblio e dovettero essere restaurati a fondo.
Da non perdere
• La Galleria del Daniel.
• La Scala delle Forbici.
• Lo Scalone d'Onore.
• I Giardini Reali.
Lo sapevi?
• Durante l'occupazione napoleonica la corte in esilio si trasferì al Palazzo Reale di Cagliari.
• Il secondo piano fu rifatto a ogni matrimonio dell'erede al trono, e gli stili si sono accavallati sala dopo sala.