Descrizione
Il Museo della Sindone racconta la storia del lenzuolo più discusso della cristianità, anche se il telo non è qui: è custodito nel Duomo. Si trova a Torino, nella cripta della chiesa del Santo Sudario, e raccoglie reperti, documenti, immagini e studi scientifici sulla Sindone.
È un museo per chi vuole capire di cosa si parla quando si parla di Sindone, senza doversi schierare: la storia, le ostensioni, le ricerche. Il telo esposto in teca è un'altra cosa, ma qui si trova tutto ciò che gli sta intorno.
Il percorso segue la storia dalla seconda metà del Quattrocento, quando il lenzuolo divenne proprietà dei Savoia. Documenti, libri, stampe e dipinti illustrano le grandi ostensioni pubbliche, quando il telo veniva mostrato alla folla.
Tra gli oggetti più significativi c'è la cassetta d'argento che ha custodito la Sindone dalla fine del Cinquecento al 1998, e quella usata per il trasporto del telo a Torino, nel 1578.
Poi la scienza. Le indagini cominciarono dalle prime fotografie della Sindone e il museo le segue fino ai risultati più vicini a noi. Un ologramma mostra la struttura tridimensionale dell'immagine, scoperta nel 1978 da Jackson e Jumper e confermata, in modo indipendente, dal torinese Giovanni Tamburelli.
Dopo il museo si visita anche la chiesa del Santo Sudario, costruita tra il 1734 e il 1764 dalla stessa confraternita, con un singolare insieme di opere dedicate al lenzuolo.
Il museo nacque nel 1936 per iniziativa della Confraternita del Santo Sudario, la stessa che nel Settecento aveva costruito la chiesa sopra le sue sale. Nel 1998 passò nella sede attuale.
La Sindone arrivò a Torino nel 1578, portata da Chambéry dal duca Emanuele Filiberto, che da poco aveva spostato qui la capitale. Da allora è rimasta sempre in città. Nel 1532 si era salvata per un soffio da un incendio a Chambéry, che lasciò i segni delle bruciature.
Nel 1988 un esame al carbonio-14, fatto da tre laboratori (Oxford, Tucson e Zurigo), datò il lino tra il 1260 e il 1390, ma i sostenitori dell'autenticità mettono in discussione quel risultato. Il tema resta aperto, ed è il motivo per cui la Sindone si studia ancora.
Da non perdere
• La cassetta d'argento.
• La cassetta del viaggio del 1578.
• L'ologramma.
• La chiesa del Santo Sudario.
Lo sapevi?
• Nel 1983 l'ultimo re d'Italia, Umberto II, lasciò per testamento la Sindone al Papa, che stabilì che restasse a Torino.
• Il primo a fotografarla fu Secondo Pia, nel 1898: sul negativo l'immagine apparve «al positivo».
È un museo per chi vuole capire di cosa si parla quando si parla di Sindone, senza doversi schierare: la storia, le ostensioni, le ricerche. Il telo esposto in teca è un'altra cosa, ma qui si trova tutto ciò che gli sta intorno.
Il percorso segue la storia dalla seconda metà del Quattrocento, quando il lenzuolo divenne proprietà dei Savoia. Documenti, libri, stampe e dipinti illustrano le grandi ostensioni pubbliche, quando il telo veniva mostrato alla folla.
Tra gli oggetti più significativi c'è la cassetta d'argento che ha custodito la Sindone dalla fine del Cinquecento al 1998, e quella usata per il trasporto del telo a Torino, nel 1578.
Poi la scienza. Le indagini cominciarono dalle prime fotografie della Sindone e il museo le segue fino ai risultati più vicini a noi. Un ologramma mostra la struttura tridimensionale dell'immagine, scoperta nel 1978 da Jackson e Jumper e confermata, in modo indipendente, dal torinese Giovanni Tamburelli.
Dopo il museo si visita anche la chiesa del Santo Sudario, costruita tra il 1734 e il 1764 dalla stessa confraternita, con un singolare insieme di opere dedicate al lenzuolo.
Il museo nacque nel 1936 per iniziativa della Confraternita del Santo Sudario, la stessa che nel Settecento aveva costruito la chiesa sopra le sue sale. Nel 1998 passò nella sede attuale.
La Sindone arrivò a Torino nel 1578, portata da Chambéry dal duca Emanuele Filiberto, che da poco aveva spostato qui la capitale. Da allora è rimasta sempre in città. Nel 1532 si era salvata per un soffio da un incendio a Chambéry, che lasciò i segni delle bruciature.
Nel 1988 un esame al carbonio-14, fatto da tre laboratori (Oxford, Tucson e Zurigo), datò il lino tra il 1260 e il 1390, ma i sostenitori dell'autenticità mettono in discussione quel risultato. Il tema resta aperto, ed è il motivo per cui la Sindone si studia ancora.
Da non perdere
• La cassetta d'argento.
• La cassetta del viaggio del 1578.
• L'ologramma.
• La chiesa del Santo Sudario.
Lo sapevi?
• Nel 1983 l'ultimo re d'Italia, Umberto II, lasciò per testamento la Sindone al Papa, che stabilì che restasse a Torino.
• Il primo a fotografarla fu Secondo Pia, nel 1898: sul negativo l'immagine apparve «al positivo».